domenica 5 gennaio 2014

Poesie, fiabe e magia per l'Epifania!


                                          Poesie e fiabe sull'Epifania

Girovagando sul web, mi son a momenti perduta nei meandri di ricordi e fantasia mentre leggevo poesie e fiabe sull'Epifania! Delle varie, ne riporto qui di seguito alcune particolari

Il titolo della seguente poesia del 2009 è intuitivo e facile da ricordar!
La Befana  di Annamaria Consolo

Ma che dir della stregaccia
che di notte lesta sfreccia
a cavallo della saggina,
come fosse una regina?
Lei sorvola tutti i tetti
mentre i bimbi dentro i letti,
sotto comodi piumini,
speran che i calzettoni
si riempiano di doni!
E che grande delusione
se poi trovano il carbone!
Una volta quello si che era vero!
invece è proprio un finto nero!
Tinge molto tutti i denti,
ma i bimbi, ugualmente son contenti.
Non s’ infliggono punizioni,
par che oggi, sono tutti quanti buoni!
La stregaccia è sempre quella,
stessa faccia poco bella.
Cara, cara, la befana,
una notte e poi …s’allontana,
per tornare l’anno dopo,
solo per lo stesso scopo!


Mi son imbattuta in una fiaba moderna del 2010 meravigliosamente cosparsa di polvere di fantasia ^-^
Favola della Befana, della bambina e del lupo Gesualdo  di Gloria Ciabattoni


C'era una volta (così cominciano tutte le favole, e anche questa, perchè si parla di parecchi anni fa) una bambina che viveva coi genitori in un piccolo paese ma che trascorreva molte vacanze, comprese quelle dell'Epifania, coi nonni in una grande città. I nonni abitavano all'ultimo piano di un antico palazzo, in un appartamento senza ascensore ma con una bellissima vista sui tetti rossi della città e su un cortile interno dove cresceva un albero di fico e dove d'inverno si poteva costruire un pupazzo di neve. In casa dei nonni la bambina poteva fare tutto, tranne andare in una stanza attigua alla cucina, un camerone buio e freddo… Continua la lettura ▼

Aveva la finestra che non chiudeva bene, adibito in parte a deposito di mobili e in parte a dispensa. Per scoraggiare la curiosità infantile, la nonna diceva che lì abitava il lupo Gesualdo, che come tutti i lupi che si rispettano mangiava i bambini. Finchè la bambina fu molto piccola, per un po' la cosa funzionò, ma subito dopo la voglia di vedere quel lupo cattivo prese il sopravvento, così per la bambina tutte le scuse erano buone per entrare in quella stanza proibita. Seguiva la nonna che andava a prendere un barattoli di marmellata, un cesto di mele (tutte cose che conservava in quel luogo fresco) e chiamando <Uh! Uh!> cercava inutilmente il lupo Gesualdo

Ma durante le feste della Befana non si pensava al lupo. C'era la cartolibreria del nonno (proprio sotto casa) da esplorare, piena di nuovi quaderni e penne, e soprattutto libri. Libri bellissimi, che si aprivano in rilievo, pieni di storie di scoiattolini e animali del bosco, ma anche di avventure di pirati, indiani e spade nella roccia. In verittà su quei libri aveva cercato e trovato anche l'immagine di un lupo, nero e marrone e con gli occhi gialli, così spaventoso da farle passare per un po' la voglia di conoscere Gesualdo

Quando si avvicinava il giorno della Befana la bambina, che non sapeva ancora scrivere, si faceva aiutare dal nonno a compilare la letterina…Ne sceglievano una con tanti brillantini, e il nonno con la sua grafia ordinata e bellissima scriveva <Cara Befana> e via con la lista dei regali: bambole, quaderni e libri. E la Befana (questo sì che era stupefacente) quando lasciava i doni, lasciava anche una letterina per la bimba, dove elencava le cose fatte bene e e quelle fatte male che la piccola aveva fatto durante l'anno. Era scritta con una grafia ordinata e rotonda che ricordava quella del nonno, si vede che erano stati a scuola assieme, così pensava qualche volta la bambina. Il nonno doveva in qualche modo conoscere la Befana e forse era lui a suggerirle di inserire fra i regali anche dei libri che lei aveva visto in cartolerie a non aveva chiesto, e che erano bellissimi

Ci fu un anno di grande freddo e di gelo, e la bambina si preoccupò per la Befana. Intanto, da dove entrava? In cucina non c'era il camino ma solo una grande stufa. Ed è vero che la nonna lasciava sul tavolo una tazza di latte e dei biscotti, ma sarebbero stati sufficienti? Così la sera di un 5 gennaio di tanti anni fa la bambina (che quell'anno per la prima volta aveva scritto la letterina da sola… o quasi) aspettò che i nonni fossero a letto, si alzò e in punta di piedi andò in cucina. Con un po' di paura entrò nella stanza del lupo Gesualdo (che di sicuro era in letargo, come diceva la nonna), spalancò la finestra che dava sui tetti, e lasciò aperta la porta di accesso in cucina, di modo che la Befana non avesse problemi a entrare in casa. Lasciò sul tavolo anche una bottiglia di vino e un avanzo di arrosto, oltre al latte e ai dolcetti, perchè la povera vecchietta potesse rifocillarsi a dovere, col freddo che faceva. Poi tornò a dormire.Ma ecco che nel mezzo della notte si sente prima un trapestio, poi un forte rumore di seggiole rovesciate, di cocci, di vetro che si rompe. La bambina salta giù dal letto e scalza corre in cucina. E cosa vede? Le seggiole a gambe all'aria, il latte rovesciato, la bottiglia di vino a terra, rotta, cibi e dolcetti sparsi dappertutto... e un enorme animale nero e marrone i cui occhi gialli guardano i suoi occhi neri e impauriti.La bambina urlò più forte che poteva. Tanto forte che arrivò la nonna, con la lunga camicia da notte bianca e la treccia, che portava raccolta a crocchia, mezza sfatta. La nonna spalancò la finestra di cucina, urlò <Sciò sciò> e l'animale sparì fra i tetti

Ma la bambina era in lacrime, disperata. Piagnucolava <Era il lupo Gesualdo, ora la Befana non verrà, e se viene andrà via subito vedendo tutta la confusione che c'è in cucina…>. La nonna aveva un bel da dire: <Macchè lupo,era solo un gattaccio> ma la piccola era talmente inconsolabile che le fu concesso di dormire nel lettone, fra il russare regolare del nonno e il respiro leggero della nonna. La piccola faticava a prendere sonno: si rendeva conto che quasi più di bambole e libri le sarebbe mancata quella letterina che la Befana le scriveva e che ogni volta la lasciava stupefatta: come poteva quella vecchina che viveva chissà dove, conoscerla tanto bene? Elencava episodi precisi, cose che conoscevano solo mamma e babbo e nonni… E quella letterina era per lei un filo invisibile che la univa a un mondo soprannaturale e misterioso che in qualche modo la confortava, come se Qualcuno grande e potente pensasse a lei, e poco importava che quel Qualcuno si facesse vivo solo una volta all'anno tramite la Befana, l'importante era che da qualche parte ci fosse una presenza che seguiva la sua piccola vita. Così pensava la bambina mentre la notte scivolava via verso il giorno
Ma la mattina dopo… sorpresa! La cucina era in ordine e la tavola era piena di doni, compresa la famosa letterina nella quale la Befana parlava del più e del meno e, da vera signora, non faceva cenno al disasatro della sera precedente! La Befana ancora una volta aveva fatto il miracolo

Nell'estate di quell'anno i nonni traslocarono in una casa più grande e bella, nessuno si ricordò più del lupo Gesualdo e, di lì a qualche tempo, neppure della Befana. Passò il tempo e la bambina diventò una donna. Visse in tanti luoghi e solo dopo molti anni tornò, in un giorno d'inverno, nella città dei suoi nonni. Aveva a un appuntamento di lavoro e andava di buon passo sotto una pioggia gelata, quando si trovò per caso a passare davanti al portone della casa della sua infanzia. Era mezzo aperto e lo spinse. Era motivata non da chissà quali nostalgie ma da una curiosità blanda e quasi indifferente. Era passato tanto tempo e di quanti avevano abitato la casa dei nonni lei era la sola rimasta al mondo. Entrò nel cortile. Non c'era più l'albero di fico ma impalcature dappertutto e una betoniera. <Fanno lavori alla grande> pensò. Si affacciò sulla destra, dove c'era la scala che portava all'apartamento dei nonni, ma anche qui macerie e lavori in corso. Fece un passo e sentì un gran rumore, fu quasi travolta da calcinacci e intonaco che cadevano

Tra una polvere grigia e scura comparve una sagoma nera e marrone, con gli occhi grandi e gialli che guardavano i suoi occhi scuri. Si fissarono per un momento, come due viandanti che si incrociano alla stazione e a ciascuno pare di aver già visto l'altro, ma quando, ma dove? Ma tutti e due vanno di fretta e rimane l'ombra di un ricordo. Così l'animale sparisce chissà dove e la donna torna in strada, inseguita dalle grida di un muratore che strillava: <Ma dove va, non vede che non si può, ci sono dei lavori, si può fare male!>

Fuori, la pioggia si era trasformata in nevischio. La donna allungò il passo, stretta nel suo giaccone, verso l'appuntamento. Guardò l'ora per vedere se era in ritardo. E fu così che le cadde lo sguardo sul datario dell'orologio: era il 6 gennaio

Riduci ▲


Forse meno nota di altre fiabe di Gianni Rodari, che tratta proprio del periodo natalizio ed in particolar dell'Epifania, suggerisco di farsi prestar o addirittura acquistar in libreria oppure tramite internet La freccia azzurra, una piacevole lettura per questa festività
                                          A tutti quanti, buona Epifania 2014!

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